La Legge di Bilancio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, introduce l’abolizione della tassa d’imbarco (addizionale comunale sui diritti d’imbarco da 6,5 euro a passeggero) per i piccoli aeroporti emiliano-romagnoli di Rimini, Forlì e Parma, tutti sotto i 700 mila passeggeri annui. L’obiettivo è favorire la crescita del traffico e sostenere scali in difficoltà.

I tre aeroporti entrano così nel gruppo di scali italiani dove la misura è già attiva dal 2024 (in Friuli Venezia Giulia, Calabria, Abruzzo e in alcuni piccoli aeroporti siciliani). Il provvedimento è strutturale, senza scadenza.

La norma prevede che sia la Regione Emilia-Romagna a compensare lo Stato per il mancato gettito, ma con un tetto fisso annuo di 1.912.300 euro, pari all’ammontare della tassa pagata nel 2024 dai passeggeri in partenza dai tre scali (circa 294 mila). Oltre questa soglia, sarà lo Stato a farsi carico del mancato introito. La Regione dovrà inoltre rimborsare ai Comuni le piccole quote perse.

La misura consente alle compagnie aeree, tra cui Ryanair che ha già annunciato un possibile aumento di rotte, di offrire tariffe senza il sovraccosto dei 6,5 euro. L’aeroporto di Bologna ha però criticato il provvedimento, definendolo distorsivo della concorrenza

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